• Castello Monforte e città di Campobasso (Molise Italy)

    Il castello Monforte è un castello, monumento nazionale e simbolo della città di Campobasso. Prende il nome dal conte Nicola II Monforte, dei Monforte-Gambatesa, che lo restaurò in seguito al terremoto del 1456 nel 1458.

    Un'antica pergamena risalente al 1375 conferma l'esistenza di un castello nella città già in tale data, ed è la testimonianza più antica al riguardo. Domina la città a circa 790 m s.l.m., quasi cento in più dell'altezza media del comune. L'area circostante è occupata dal parco della Via Matris, un percorso naturalistico che snodandosi lungo il pendio della collina ripercorre le tappe della Via Crucis. Il castello è inciso su una moneta d'argento da cinque euro coniata dalla Zecca dello Stato nel 2012 per la serie "Italia delle Arti" dedicata alla città di Campobasso

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    Castello Monforte e città di Campobasso (Molise Italy)

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    Posto sulla cima del monte che sovrasta Campobasso l’edificio si presenta come un massiccio quadrilatero con ingresso principale, ora non più utilizzato, rivolto verso la città sottostante. Ci sono tracce del ponte levatoio e delle torri laterali poste a difesa. Le finestre, poche e quadrate, sono piccole tanto che si confondono con le feritoie. Svetta in alto una grande torre rettangolare che attualmente ospita la Stazione meteorologica di Campobasso dell’Aeronautica Militare, questa essendo posta a 808 m s.l.m. è una delle più alte d'Italia. Alla sommità delle mura vi è una lunga sequenza di merli guelfi. Al di sopra dell’attuale ingresso, prospiciente un ampio piazzale, vi è lo stemma dei Monforte composto da una croce contornata da quattro rose.

     

    L’interno del castello è molto scarno; salendo la spoglia gradinata si arriva sulla terrazza dalla quale si ammira un panorama ampio e suggestivo: si vedono i resti delle mura osco-sannite, la struttura a ventaglio del borgo antico, la città di Campobasso e i tanti paesini intorno. Lo sguardo spazia dalle valli dei fiumi Biferno, Trigno e Fortore, ai monti dell’Abruzzo, con la splendida Majella, dalle verdi montagne dell’Alto Molise fino alle gialle colline della Puglia e perfino il mare Adriatico, distante circa 60 km. Interessanti sono i sotterranei del castello, che coprono un'area pari a quella in superficie. La destinazione dell'area dei sotterranei è sconosciuta, ma si è ipotizzato che possa essere stata un deposito di cisterne, o galera, o ancora un rifugio durante le battaglie. Attualmente ospita delle riserve d'acqua che servono l'acquedotto civico. È stata sicuramente una prigione, invece, il locale posto nelle segrete, alle quali si può accedere passando per una torretta.

    Castello Monforte

    immagine personale  vedasi castello monforte campobasso "molise"

    secondo la legenda del luogo legato al castello monforte

    • Per alcuni secoli uno dei locali delle segrete è stato considerato la stanza delle torture. Una popolare credenza dice che da qui parta un passaggio segreto, oggi murato, che scendendo lungo il fianco della collina portasse fin fuori il borgo, a porta Sant'Antonio Abate.
    • Un'altra credenza afferma che passando per una porticina posta sul lato nord del castello si potesse accedere ad un secondo passaggio segreto, anche questo oggi inagibile, che correndo in direzione opposta al primo raggiungesse in superficie, dopo alcuni chilometri, la collina di San Giovanni in Golfo, oggi nel quartiere Campobasso Nord, area tra l'altro identificata da alcuni studiosi come possibile sede di un perduto insediamento romano. Oggi su questa collina vi è una chiesetta consacrata a San Giovannello e circondata da una fitta pineta. 
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    • (non e solo leggenda durante la guerra mondiale i capuccini nascondevano
    • partigiani e prigionieri che scappavano dai campi di sterminio nazzisti)
    • cosi recitavano i versetti di di Michelangelo Ziccardi

     « Le montagne intorno fino all'eccelsa Maiella ordinavansi in file; e le loro cime, toccantisi in apparenza e per dubbie liste distinte appena, la immensità de' bacini accennavano del Biferno del Trigno e del Sangro, ne' quali tante altre minori valli convengono. Numerose borgate, quale in iscorcio e quale in prospetto, ad animar questa scena, coronavano Campobasso, se non che tolti dalla neve gli oscuri così de' boschi come de' tetti. » (Dall'opera "La Pace" di Michelangelo Ziccardi[2], XIX secolo.)

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    La città, di origine longobarda, si trova nella zona compresa tra i fiumi Biferno e Fortore. Il centro storico raccoglie numerose testimonianze delle diverse epoche storiche, dalla duecentesca chiesa di San Leonardo, al cinquecentesco castello Monforte, e alla neoclassica cattedrale della Santissima Trinità.

     

    La città è sede dell'Università degli Studi del Molise e di due scuole militari afferenti a Carabinieri e Polizia di Stato, oltre ad essere sede arcivescovile metropolitana della Chiesa Cattolica (arcidiocesi di Campobasso-Boiano).

     Campobasso (IPA: /kampo'basːo/; Campuasce/Cambuasce in campobassano), è un comune italiano di 50.932 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia e della regione Molise. Sorge a 701 m. s.l.m., ed è così il quarto capoluogo più alto d'Italia dopo Enna, Potenza e L'Aquila, considerando l'hinterland la popolazione ammonta a circa 70.000 abitanti. La città, di origine Longobarda, si trova nella zona compresa tra i fiumi Biferno e Fortore. Il centro storico accoglie numerosi palazzi e monumenti di diverse epoche storiche, dalla chiesa duecentesca di San Leonardo al castello Monforte ed alla cattedrale neoclassica della Santissima Trinità. La città è sede arcivescovile metropolitana (arcidiocesi di Campobasso-Boiano) e dell'Università degli studi del Molise.

    Geografia fisica

    Campobasso è una città formata da una parte antica di origine medioevale, ricca di valori storici e artistici, posta sul pendio di un colle dominato dal Castello Monforte, e da una parte più moderna ed elegante originaria dal XIX secolo che si sviluppa sul piano ai piedi del centro antico. Intorno al castello che domina la città si sviluppa il borgo medioevale, costituito da vicoli e lunghe e tortuose scalinate, ai lati delle quali sorgono case ed edifici in pietra, spesso aventi caratteristici cortiletti interni. Di rilievo sono i portali delle case più antiche realizzate anch'esse in pietra locale, ricche di decorazioni, stemmi di famiglie nobili e figure allegoriche. La città ottocentesca, denominata centro storico murattiano, si estende in piano e presenta le caratteristiche tipiche dello sviluppo urbanistico di quel periodo storico.Progettato secondo l'ideale della città giardino, presenta molti spazi verdi, ricchi di essenze arboree rare e pregiate (sequoie, cedri del Libano, ginkgo biloba, abeti rossi, lecci, ecc.), piazze, nonché fontane e fontanelle dalla quale sgorgano tuttora acque fresche e pure. Ottime le specialità culinarie del luogo, famoso anche per le vecchie officine in cui si forgiano coltelli. Buono il rapporto di ecosistema urbano (prestazione di una città sostenibile, ideale e non utopica) che la colloca al 38º posto tra le 103 città italiane e tra le prime nel centro-sud con una percentuale del 55,44% superiore alla media nazionale.

    Clima

    Il clima della città è continentale di tipo appenninico. Durante l'inverno sono frequenti le nevicate che in alcune annate hanno anche raggiunto depositi ragguardevoli. La stagione più piovosa è quella autunnale con una media di 81 mm nel mese di novembre. Con una temperatura media annua di circa 12°C il capoluogo molisano risulta tra le città più fredde d' Italia. In inverno molto spesso la città raggiunge anche i -10°C.

    Storia

    Epoca Sannitico-Romana

    Le origini di Campobasso come centro abitato sono incerte. Sull’altura che domina l’odierna città era presente un insediamento di controllo dei Sanniti, di cui ancora oggi si conservano le tracce, posto a controllo del tratturo. Lo scopo difensivo del sito è confermato dal ritrovamento, nei pressi del castello Monforte, di resti di mura osco-sannite e dal rinvenimento, tra le rovine della Chiesa di San Mercurio nel 1930, di un’iscrizione osca portante il nome di “VALVENNIUS”. Tale insediamento gravitava probabilmente intorno ad un centro più importante che alcuni storici identificano con Aquilonia situato su Monte Vairano (nei pressi del Centro di Ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore) del quale sono riaffiorate, dopo attente campagne di scavi archeologici, numerose tracce. A pochi chilometri da Campobasso poi, in località Sepino, è presente un altro importante sito archeologico a testimoniare l’importanza che questo territorio ha avuto in epoca sannita prima e romana poi. Si tratta infatti delle antiche vestigia della Saipins sannitica e della successiva Saepinum romana di cui si conservano molto bene le ampie strade, le mura, gli archi, le porte, le terme, il foro e il suggestivo teatro.La storia del territorio di Campobasso è quindi indissolubilmente legata a quella dell’antico Sannio-Pentro e a Roma.

    Medioevo

    Le fonti storiche datano l’atto di nascita di Campobasso all’epoca della dominazione Longobarda in Italia. Risale infatti all’anno 878 un documento stilato da un monaco della badia benedettina di Santa Sofia in Benevento in cui si fa menzione di Campobasso (Campibassi). Questo documento, reperibile come Codice Vaticano Latino 4939, è il “Chronicon Sancte Sophie” ed è stato redatto al tempo in cui Adelchi era principe di Benevento. Nel periodo longobardo e successivamente durante l’egemonia normanna, Campobasso assume un’importanza economica sempre crescente riuscendo a diventare la “capitale” della Contea sotto la signoria dei De Molisio. Il fiorire dei commerci e l’aumentata importanza amministrativa comportano l’ ampliamento dell’antico borgo che si espande soprattutto intorno alla chiese di San Bartolomeo e di San Mercurio. Diverse sono le connotazioni che il borgo assume nel tempo: CIVITAS, CASTRUM e UNIVERSITAS HOMINUM. Tra i documenti storici del periodo compreso tra l’anno 1000 e il 1300 spicca la “PANCARTA CAMPOBASSANA” del 1277 in cui trentadue campobassani denunciarono a Carlo I d'Angiò le angherie e i soprusi del feudatario Roberto di Molise. La Pancarta testimonia la notevole combattività e la tenacia degli abitanti di Campobasso. Il quattrocento è per Campobasso un’età d’oro grazie all’intraprendenza dei Monforte, divenuti i feudatari del borgo. Secondo alcuni storici i Monforte sarebbero i discendenti dei Monfort di Francia e d’Inghilterra, scesi in Italia al seguito di Carlo D'Angiò. Campobasso e i Monforte costituiscono un binomio inscindibile nella storia della città. Il personaggio di spicco dei Monforte fu il Conte Cola detto anche il “Campobasso” di cui parla anche Benedetto Croce . Egli si distinse per le sue virtù militari durante la lotta di successione al Regno di Napoli tra Angioini e Aragonesi. Cola batté moneta e provvide ad ampliare il castello dotando la città di forti mura perimetrali lungo le quali edificò le porte di San Leonardo e di Santa Cristina. Alla fine del quattrocento, con la sconfitta degli Angioini, che i Monforte avevano appoggiato, Campobasso passa agli Aragonesi ed in seguito ai De Capua. Ferdinando I d’Aragona concede ai campobassani la possibilità di costruire le abitazioni addossandole alle mura perimetrali.

    Cinquecento e Seicento

    Agli inizi del cinquecento i De Capua sono feudatari in Campobasso. La città, grazie alla felice posizione geografica, vive di un florido commercio; infatti l’area al di fuori dalle antiche mura, con le chiese di Santa Maria Maddalena e della SS. Trinità, è contraddistinta da una notevole vivacità di scambi nei vari settori dell’artigianato. Nel 1530 diventano signori di Campobasso i Gonzaga che ne aumentano il prestigio. A loro si deve la riorganizzazione urbana della cittadina; in ogni rione le singole strade sono indicate con il nome dell’attività lavorativa prevalente come ad esempio scarparìe, ferrarìe, oreficerìe (l’attuale Via degli Orefici, ricca ancor oggi di botteghe e negozi di orafi). Signori della città, dopo i Gonzaga, sono i Vitagliano nel 1638 e successivamente i Carafa. Nel corso del Seicento Campobasso ha un ulteriore sviluppo grazie anche alla vicinanza dei tratturi che favoriscono le comunicazioni con altri centri e l’arrivo di commercianti forestieri.

    Crociati e Trinitari

    La vita cittadina di quel periodo è animata da alcune confraternite delle quali le 2 principali, quella dei Crociati e dei Trinitari, sono in forte contrasto fra loro. Le rivalità nascevano dalla volontà di affermare la supremazia di una classe sociale sull’altra. Diversi e violenti furono gli scontri fra queste fazioni che insanguinarono, per buona parte del secolo, le strade della città. Le due confraternite posero fine alle lotte fratricide solo nel Corpus Domini 1587, con la mediazione di Fra Geronimo da Sorbo. In queste drammatiche vicende si inserisce la tragica storia d’amore tra la crociata Delicata Civerra, e il trinitario Fonzo Mastrangelo, una sorta di Giulietta e Romeo ante litteram documentata da vari testi. Il loro matrimonio, come nella famosa opera di William Shakespeare, viene impedito dalle rispettive famiglie. Fonzo fugge e si arruola nella milizia. Delicata Civerra per il dolore si ammala nella Torre Terzano dove è imprigionata e muore proprio nel giorno in cui le parti avverse fanno pace. Il Mastrangelo, ricevuta la triste notizia della morte dell’amata, abbandona tutto ed entra nell’ordine francescano. Ancora oggi un sontuoso corteo con i costumi dell’epoca rievoca la pace fra Crociati e Trinitari.

    Settecento e Ottocento

    Campobasso_Piazza_Prefettura
    immagine personale  vedasi Piazza Prefettura


    Il settecento è attraversato da idee nuove e la struttura feudale della società viene vista come un intralcio alle iniziative della nuova classe emergente: la borghesia. Questa ventata di novità arriva anche a Campobasso. Ci sono uomini che, come Francesco de Attelis, Anselmo Chiarizia e Giovan Matteo Japoce, si prodigano in cause contro i feudatari. Molti intellettuali come Giuseppe Zurlo, Giuseppe Maria Galanti, Francesco Longano, Paolo Nicola Giampaolo, sostengono la necessità di superare l’immobilismo economico-sociale provocato dal feudalesimo. Campobasso diviene il cuore pulsante della cultura molisana, in cui trovano rifugio molti intellettuali del tempo come Gabriele Pepe e Vincenzo Cuoco.Alla morte del duca Carafa, Campobasso chiede di riscattare il feudo. Nel periodo che va dal 1728 al 1735 membri della borghesia capeggiano la rivolta. Scoppiano numerosi e cruenti tumulti per sottrarre la città ai feudatari ma solo nel 1742 i campobassani, al prezzo di ingenti sacrifici, riscattano il feudo.

    Campobasso_Palazzo
    immagine personale  vedasi Un palazzo del Centro Murattiano


    Nel 1755 Carlo di Borbone re di Napoli concede a Campobasso il rango di città modello. Agli inizi dell’ottocento, in piena età napoleonica, viene istituita la Provincia di Molise e Campobasso, come capoluogo, diviene sede di numerosi uffici amministrativi. La popolazione, nonostante le gravi perdite umane e materiali provocate dal terremoto del 1805, si moltiplica e di conseguenza anche la città si espande. Si rende necessario realizzare un piano urbanistico per soddisfare nuove e molteplici esigenze. Vengono presi in considerazione due progetti, quello del Musenga e quello di Vincenzo Wan Rescant. Il Musenga immagina l’edificazione di un intero quartiere a schema ortogonale, invece Wan Rescant prevede l’espansione del tessuto urbano intorno ad una sola grande piazza con al centro l‘edificio sede dell’amministrazione civica. Al sistema radiale del Wan Rescant è preferito quello del Musenga. La parte nuova della città si sviluppa in luogo pianeggiante, sulle “campère”, così chiamato perché un tempo era occupato dai campi coltivati e dai boschi. Campobasso doveva essere “monumentale, funzionale, unitaria e moderna, destinata ad una borghesia ormai disposta ad abbandonare la città feudale, ritenuta poco rappresentativa socialmente per uno Stato che, attraverso i palazzi pubblici, vuole creare l’immagine fisica dell’autorità, come prima lo era il castello sui monti”. Le piazze alberate, i viali e le aiuole fanno guadagnare a Campobasso l’appellativo di “città giardino”.

    Novecento

    Nel 1910, infatti, entrò nelle case l’energia elettrica e, a partire dagli anni venti-trenta, vennero realizzate importanti costruzioni: gli edifici per la scuola elementare “D’Ovidio”, la Banca d’Italia e il Teatro Sociale (poi Teatro Savoia), il palazzo delle Poste e Telegrafi, la Camera di Commercio, il Palazzo della G.I.L., il Palazzo di Giustizia, l’Istituto per gli orfani di guerra (attuale sede del Conservatorio musicale) e l’Istituto Tecnico “L.Pilla”. Parallelamente a questa attività edilizia furono tracciate nuove strade e lastricate piazze, costruiti marciapiedi, piantati alberi, innalzati monumenti e fontane. Anche l’iniziativa privata diede il suo valido contributo edificando eleganti palazzi e dotando la città di alberghi, ristoranti, bar, negozi e cinema. Nel 1927 la sede vescovile, con bolla pontificia, venne trasferita da Bojano a Campobasso. La tragedia della seconda guerra mondiale risparmiò Campobasso dalle distruzioni provocate dai bombardamenti alleati. Nei primi anni del secondo dopoguerra la città conobbe una discreta ed armoniosa espansione ma è con l’istituzione della Regione Molise nel 1963 che Campobasso vive una vera e propria rivoluzione. Divenuta capoluogo di regione infatti conosce un notevole incremento demografico ed un conseguente sviluppo edilizio (che porta alla nascita del quartiere CEP nella zona nord della città), essendo sede di importanti uffici regionali e di numerose filiali e agenzie di banche e di assicurazioni. Come era avvenuto agli inizi dell’ottocento la città rinasce grazie alla sua importanza amministrativa. Dal 1982 è sede dell’Università degli Studi del Molise la quale in pochi anni, con le sue facoltà e i suoi numerosi corsi di laurea, è diventata uno dei centri universitari più dinamici del centro-sud Italia. Con la recente apertura del Centro di Ricerca e Formazione ad Alta Tecnologia nelle Scienze Biomediche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Campobasso è una città all’avanguardia internazionale nei settori di diagnosi e di cura di varie branche della medicina come l’oncologia, i trapianti, le patologie cardiache e la medicina ultraspecialistica.

    Origine del nome

    Sull'origine del nome Campobasso ci sono molte ipotesi e poche certezze; tanti sono stati coloro che con i loro studi e ricerche hanno cercato di trovarne il significato. Lo Ziccardi, sulla base di alcune indicazioni storiche di Tito Livio, farebbe risalire il nome della città al fatto che un certo console romano Bassi abbia costruito un campo militare da cui Campus Bassi poi trasformatosi con il tempo in Campobasso. Il Galanti, asserisce che in origine l'abitato fosse diviso in due borghi, uno chiamato Campus de Prata e l'altro Campus Bassus. Il primo insediamento, posto ad una quota più alta, sarebbe andato distrutto e gli abitanti si sarebbero trasferiti nell'altro che avrebbe così dato il nome alla futura cittadina.Secondo il Masciotta, il nome della città deriverebbe da Campus Vassorum, cioè campo dei vassalli. Nel X e XI secolo i vassalli erano coloro che abitavano, essendone soggetti, gli spazi circostanti i castelli del feudatario. Il Gasdia, ritiene più semplicemente che il nome Campobasso sia in rapporto con la sua posizione topografica. Nella sua “Storia di Campobasso” egli afferma: “Chi primo s'affacciò alla conquista di questa regione, dopo l'affaticato salire e discendere e risalire del cammino montuoso, respirò discendendo verso questo minuscolo altipiano prativo. O fossero Bulgari guidati da Alzecone, o Longobardi spoletini o beneventani, o conquistatori della normanna nobiltà, o pacifici monaci di San Benedetto da Norcia che, armati della Regula, del salterio e dei sacri arnesi agricoli risalissero da Santa Sofia di Benevento a ridar vita a questa regione…dissero: ecco il Campo Basso, ecco la località bassa dove pianteremo il bivacco, la dimora, la badia”.

    Chiese
    • Cattedrale della Santissima Trinità
    • Chiesa di San Giorgio
    • Chiesa di San Bartolomeo
    • Chiesa di San Leonardo
    • Chiesa di Santa Maria della Croce
    • Chiesa di Sant'Antonio Abate
    • Chiesa di Santa Maria della Libera
    • Chiesa di Santa Maria Maggiore (Santuario di Maria Santissima del Monte)
    • Chiesa di Santa Maria De Foras
    • Chiesa del Sacro Cuore di Gesù
    • Chiesa di San Giovannello

    Chiesa Valdese

    La Chiesa evangelica valdese, nata da un movimento popolare di povertà e libera predicazione del XII secolo, nel 1532 aderisce alla Riforma protestante. In seguito a sanguinose persecuzioni, dal XVI secolo i valdesi sopravvivono nelle Valli del Piemonte finché, ottenuti i diritti civili nel 1848, si diffondono in tutta Italia. Dal movimento evangelistico di alcuni “colportori” (diffondevano la Bibbia nei paesi), sono sorte diverse comunità protestanti, e nella nostra regione abbiamo la presenza valdese a Campobasso, San Giacomo degli Schiavoni, a Guglionesi, a Pescolanciano e in altri comuni a confine con l'Abruzzo. A Campobasso è possibile datare la nascita di una chiesa valdese alla fine dell'Ottocento per l'opera di Liborio Coppola, ingegnere ferroviario. Lo sviluppo della comunità è certamente legata ad alcune figure pastorali, ma in particolare vi è da ricordare l'opera di alcuni fratelli della chiesa i quali operarono per far conoscere la Bibbia e la libertà di una fede genuina a molte famiglie in città e nelle campagne. Nel 1963 la chiesa è presente in via Cavour con un locale per il Culto e le assemblee oltre ad un locale per attività sociali e di incontro fraterno. La caratteristica di questa Chiesa è la sua passione per la predicazione della Parola di Dio e per il dialogo con la città attraverso iniziative culturali e sociali.

    Palazzi
    • Palazzo San Giorgio (Sede del Municipio)
    • Palazzo Magno (Sede della Provincia)
    • Convitto Nazionale Mario Pagano
    • Palazzo della Banca d'Italia

    Architetture militari
    • Cinta interna di mura fortificate
    • Torre Terzano
    • Torre San Mercurio
    • Cinta esterna di mura fortificate
    • Porta Santa Cristina (Porta Mancina)
    • Torre dei Petitti
    • Torre dei Presutti
    • Porta Sant'Antonio (Porta della chiaia)
    • Torre dei baroni Pettini
    • Porta San Paolo (Porta di Rosa)
    • Torre dei Ferrante
    • Porta Santa Maria della Croce - non più esistente
    • Porta San Nicola (Porta Nuova)
    • Torre dell'abate Ginetti
    • Porta San Leonardo (Porta della piazza/Porta del borgo) - non più esistente

    Aree naturali
    • Parco della Via Matris
    • Parco San Giovanni
    • Bosco Faiete

    Villa de Capoa

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    immagine personale  vedasi Scorcio a Villa de Capoa


    La settecentesca “Villa de Capoa”, recuperata con un accurato progetto, è uno dei luoghi più suggestivi della città. Il parco, adiacente all'ex convento di Santa Maria delle Grazie, fu fatto costruire nel cinquecento da Andrea De Capoa. Svolse per circa due secoli la funzione di riserva delle erbe che i monaci del convento utilizzavano per la creazione di medicinali naturali. Nel Settecento fu acquistato da privati e riorganizzato in parco vero e proprio. Infine nell'Ottocento la contessa Marianna de Capoa lo donò alla città. Il giardino è all'italiana, ricopre un'area di quasi 16.000 mq. Il viale principale, va dall'ingresso ad una piazza; in essa sono collocate una fontana e una piattaforma circolare, usata per allestire spettacoli. In altre zone del giardino vi sono un labirinto di siepi e una rotonda delimitata da quattro aiuole, in cui, nel 1929, sono state impiantate delle sequoie. Ad arricchire i suggestivi sentieri vi sono sculture mitologiche, archi di pietra o di siepi, un sarcofago di fine Quattrocento, un pozzo, panchine in pietra e una grotta.L'ingresso principale, con il pregiato cancello in ferro battuto, si affaccia su piazza Savoia. Le specie vegetali presenti sono varie e degne di attenzione: alte sequoie, possenti cedri del Libano, eleganti cipressi, abeti rossi, profumati tigli continuano ad avere una funzione non solo ornamentale: sono la testimonianza della cultura, del gusto e dell'arte di coloro che tanti anni fa hanno realizzato questo gioiello. Da qualche anno all'interno del parco è presente un impianto per praticare tennis, con diversi campi coperti e scoperti, in cui viene annualmente organizzato il torneo internazionale femminile di tennis del circuito ITF Women's Tour nominato "Regione Molise" il cui premio in palio è di 25.000 $.

    Teatro Savoia

    Sull'area dove precedentemente era stato eretto il Teatro Margherita venne costruito, negli anni venti, il corpo edilizio che comprende l'attuale Teatro Savoia, chiamato in un primo tempo “Teatro Sociale”. L'inaugurazione avvenne nel 1926 con la rappresentazione dell'opera lirica “Tosca” di Giacomo Puccini. Sulla platea, a forma di ferro di cavallo, si affacciano quattro ordini di palchi, raggiungibili mediante due scalinate che si diramano dal foyer. Il palcoscenico, separato dalla platea dal golfo mistico, ha una capienza per quaranta orchestrali. All'interno del teatro si possono ammirare gli affreschi realizzati da Arnaldo De Lisio che rappresentano scene di vita quotidiana e luoghi caratteristici di Campobasso e del Molise. Di notevole suggestione è l'affresco “il Trionfo dei Sanniti” che copre l'intera volta della platea. Interessanti sono anche le opere in ferro battuto realizzate dall'artista campobassano Giuseppe Tucci. Nel 2002, con un'esemplare opera di restauro, il teatro è stato restituito alla città tornando ad essere uno dei centri di aggregazione culturale più amati. Da alcuni anni è gestito da una fondazione che ha come direttore artistico Fabio Poggiali.

    Università
    • Università degli studi del Molise
    • Università Cattolica del Sacro Cuore (sede, insieme a Roma, della facoltà di Medicina e Chirurgia)
    • Sapienza Università di Roma (corso di laurea in "Infermieristica" distaccato dalla I Facoltà di Medicina e Chirurgia)

    Biblioteche
    • Biblioteca Provinciale "Pasquale Albino"
    • Biblioteca Comunale "Igino Petrone"
    • Biblioteca Comunale "Giovanni Antonio Colozza"
    • Biblioteca Comunale "Sacro Cuore di Gesù"
    • Biblioteca Comunale Via Gramsci
    • Biblioteca Comunale Corso Mazzini
    • Biblioteca Centrale d'Ateneo - Università degli Studi del Molise
    • Centro di Documentazione Europea - Università degli Studi del Molise
    • Centro di Cultura del Molise - Università degli Studi del Molise

    Musei
    • Nuovo Museo Provinciale Sannitico
    • Museo dei Misteri
    • Museo Internazionale del Presepe in Miniatura "Guido Colitti"
    • Galleria di Arte Contemporanea Limiti-Inchiusi
    • Grandi Magazzini Teatrali

    Convitti
    • Convitto Nazionale Mario Pagano - maschile;
    • Convitto G. Speranza - femminile;
    • Istituto Antoniano;
    • Istituto Figlie di Maria Immacolata - femminile.

    Teatro
    • Teatro Provinciale Savoia
    • Grandi Magazzini Teatrali
    • Dopolavoro Ferroviario
    • Cinema-Teatro Ariston

    Musica
    • Conservatorio Statale di Musica "Lorenzo Perosi"

    Quartieri

    Pur non rivestendo il ruolo di enti amministrativi locali propriamente detti, sono nate delle associazioni di quartiere su tutto il territorio comunale. Tali associazioni, nate da aggregazioni di cittadini, si pongono a servizio dei quartieri da esse definiti come mediatori tra il cittadino e l'amministrazione comunale.

    Frazioni

    La città ha un'unica frazione, Santo Stefano, che confina con i comuni di Ripalimosani, Castropignano e Oratino.

    Economia

    L'economia della città è principalmente basata sul commercio e sulla lavorazione dei prodotti alimentari (oleifici, distillerie, pastifici), hanno infatti sede le industrie alimentari La Molisana, Colavita, e la Caffè Camardo S.p.A.; sviluppato anche il settore del pubblico impiego che è principalmente legato alla sua funzione di capoluogo regionale.Sono da ricordare alcune lavorazioni di prodotti artigianali come la produzione di coltelli e forbici, attività che si svolgeva sin dall'epoca medievale, durante la quale le officine di Campobasso erano considerate tra le più importanti d'Europa. Allo scopo di rilanciare le industrie e le piccole e medie imprese, il governo ha individuato nella città di Campobasso una tra le 22 zone franche urbane d'Italia.

    Turismo

    Il territorio del capoluogo del Molise offre al visitatore scenari storici ed ambientali di prima qualità. Da Campobasso possono essere facilmente raggiunte le più importanti stazione sciistiche dell'Appennino: Campitello Matese, Capracotta, Roccaraso. Per chi ama la natura importanti sono l'Oasi del WWF di Monte Mutria, l'Oasi della LIPU di Casacalenda, il massiccio del Matese, la riserva di Collemeluccio con le sue estensioni di boschi di abete bianco, la riserva di Montedimezzo ed il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise ricchissimo sia dal punto di vista floreale e soprattutto faunistico per la presenza dell'orso bruno, del camoscio, del lupo, del cervo e della lince. Per gli amanti della storia da non perdere l'area archeologica di Saepinum con i suoi monumenti e quella di Pietrabbondante con il suo teatro sannitico. Per quanto riguarda il turismo religioso da non perdere sono la chiesa di Santa Maria della strada in agro di Matrice a pochi chilometri dal capoluogo, la chiesa di Santa Maria del canneto sulle sponde del fiume Trigno, il Santuario dell'Addolorata, patrona del Molise, a Castelpetroso e l'Abbazia di San Vincenzo al Volturno.

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    Troviamo il Santuario Santa Maria del Monte dietro il castello Manforte, il suo nome completo è in realtà Santuario Maria Santissima Incoronata del Monte.Il titolo originale era ” Santa Maria de Supra” o “de Campobasso”, il titolo di Santa Maria Maggiore lo acquisì nel 1525, l’attuale titolazione risale alla fine del XVIII secolo. Le origini della chiesa sembrano risalire agli inizi del ’300.All’interno si trova la statua della Vergine che nel corso del tempo è stata ampiamente modificata. Oggi la osserviamo in posizione eretta con in braccio il Bambino e uno scettro e vestita con abiti decorati a filo dorato. La chiesa edificata nel XIV è in stile gotico, nel corso degli anni è stata modificata in vari punti ma sempre rispettando la struttura di base dell’edificio.All’interno si struttura in tre navate, di particolare pregio l’altare in marmi policromi al di sotto della statua della Vergine.Sulla parte destra del santuario troviamo l’ingresso per la saletta di Padre Pio odve vengono custoditi gli oggetti del frate durante il suo soggiorno nel convento attiguo al santuario negli anni dal 1905 al 1909.Sempre da ammirare all’interno della chiesa troviamo gli affreschi di Amedeo Trivisonno del 1945 con la Glorificazione della Vergine. I 15 misteri del rosario sono invece raffigurati sulle curve laterali della volta a botte e a sinistra in corrispondenza con l’entrata le due scene dei Fioretti di San Francesco.

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    Cultura e sviluppo

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    Campobasso, S. Bartolomeo


    Campobasso è considerata una tra le città universitarie più importanti del Sud Italia. La presenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore con il Centro di Ricerca e Formazione ad Alta Tecnologia nelle Scienze Biomediche, insieme alle numerose facoltà che l'Università degli studi del Molise offre all'utenza (giurisprudenza, economia, medicina e chirurgia, agraria, scienze umane e sociali, scienze del benessere, ingegneria), e del conservatorio statale di musica dedicato a Lorenzo Perosi, contribuiscono allo sviluppo sociale e culturale che la città sta vivendo in questi anni. Inoltre, grazie alla vicinanza di importanti siti di età sannitica e romana (Saipins, Saepinum, Monte Vairano, Pietrabbondante), nel capoluogo del Molise è presente nel centro storico il Museo Sannitico che raccoglie interessanti e preziosi reperti archeologici delle popolazioni italiche che abitavano questi territori. Di rilievo culturale è il Teatro Savoia che oltre ad essere uno dei monumenti più significativi della città offre ogni anno importanti rassegne teatrali di interesse nazionale ed internazionale. Grazie al Piano Strategico Territoriale, è stata individuata l'Area metropolitana di Campobasso che ha come obiettivo quello di progettare un futuro sostenibile della città e dei comuni compresi attraverso rapporti di confronto tra le varie realtà interessate.

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    L'agnello crucifero

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    Molte chiese molisane presentano sulle facciate un agnello che regge una croce: si tratta di una rappresentazione piuttosto consueta nel medioevo dal particolare valore simbolico. Questo simbolo, molto diffuso nell’Antico testamento, rappresenta il popolo che nel sacrificio raggiunge la salvezza. La rappresentazione del Cristo sacrificato si è diffusa in Molise fra il X e il XV secolo. L’Agnello, infatti, come recita San Giovanni Evangelista nell’Apocalisse, costituisce l’espiazione della colpa.

    Cattedrale della Santissima Trinità



    La cattedrale della Santissima Trinità è la chiesa-cattedrale di Campobasso.

    Storia

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    Nel 1504, per volere del feudatario Andrea de Capoa, fu edificata al di fuori della cerchia muraria feudale la chiesa della SS. Trinità. In essa ebbe sede la confraternita della Trinità, soppressa nel 1809, divenuta celebre nel XVI secolo per le lotte con quelli Crociati. Distrutta dal terremoto del 1805, fu ricostruita su progetto dell'architetto Berardino Musenga.Fu riaperta al culto nel 1829 diventando parrocchia e sede del Capitolo Collegiale.Nel 1860 fu chiusa al culto e utilizzata dalle truppe regolari quale caserma. Nel 1900 fu riaperta ai fedeli, diventando sede cattedrale nel 1927. Oggi è la chiesa più rappresentativa della città.

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    Descrizione

    La facciata ricalca lo stile neoclassico con pronao esastilo e frontone triangolare campeggiante nella parte superiore. L'interno è diviso in tre ampie navate: in quelle laterali si aprono due grandi cappelle mentre nella centrale è possibile ammirare, sovrastante l'altare maggiore, un elegante baldacchino sostenuto da capitelli corinzi. Nella navata di sinistra è situato il fonte battesimale di granito a forma di vasca quadrata risalente al 1745. Dietro l'altare sono situati il coro, realizzato in noce, e il magnifico organo. Le vetrate policrome rappresentano i santi difensori del dogma della Trinità: Sant'Agostino, Sant'Ilario, Sant'Anastasio e San Nicola.

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    Gli affreschi di Amedeo Trivisonno

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    Ultima cena e Moltiplicazione

    Una scritta in lettere capitali sovrasta il cornicione che divide le tre navate: "LA FEDE CATTOLICA É QUESTA, CHE ADORIAMO UN SOLO DIO NELLA TRINITÁ E LA TRINITÁ NELL'UNITÁ. UNA SOLA É LA DIVINITÁ. UGUALE É LA GLORIA COSTERNA É LA MAESTÁ DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO". Un baldacchino con capitelli corinzi sormonta la zona presbiteriale. Alle spalle dell'altare è presente un crocifisso ligneo e un organo. La luce penetra dall'esterno dalle vetrate poste nell'architrave sopra le colonne. Nell'abside vi è un affresco di Romeo Musa raffigurante la Pentecoste; di notevole pregio è il fonte battesimale in granito, con cippo calcareo che risale al 1745. I lavori realizzati negli ultimi anni del XX secolo hanno riguardato la pulitura della facciata e l'arricchimento del patrimonio della chiesa di un organo e di opere pittoriche. Le due porte laterali della chiesa sono decorate da raffigurazioni su vetro come anche le finestre sopra i colonnati della navata centrale, raffiguranti personaggi del Vecchio Testamento, le Beatitudini e i Padri della Chiesa.


    Chiesa di San Giorgio



    La Chiesa di San Giorgio è la chiesa più antica di Campobasso e secondo alcuni la più antica dell'intera provincia, ed è inoltre la chiesa dedicata al Patrono della Città.

    Descrizione

    La Chiesa risale al X sec. e sorge sulle rovine di un edificio medievale. Si pensa che le sue origini risalissero a quando il Cristianesimo approdò nella regione, infatti le sue più antiche rovine appartenevano presumibilmente ad un tempio pagano. La facciata è a capanna e si nota un tentativo di distinzione tra la navata centrale e quelle laterali attraverso due pilastri con capitello. Sul portale è presente una lunetta che propone il tema dell'Agnello crucifero decorato da ornamenti floreali. Perpendicolarmente alla lunetta, posto più in alto è presente anche un piccolo rosone dalla forma a imbuto.Caratteristico di questa chiesa è il cimitero annesso che per secoli ha accolto i defunti che si occupavano della parrocchia. Questo è circondato da un muro basso su cui è praticata una finestrella con sbarre sotto la quale vi è una lapide divisa a metà da un elemento verticale decorato dall'altorilievo di una testa umana.



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    Chiesa di San Bartolomeo

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    La Chiesa di San Bartolomeo è una delle più antiche testimonianze dell'arte romanica di Campobasso.

    Descrizione

    La Chiesa risale alla metà del XIII sec. e presenta una facciata a coronamento orizzontale, la cui parte centrale è rialzata rispetto a quelle laterali. Lo pseudo-protiro che adorna il portale è l'elemento più evidente della facciata e presenta due arcate cieche divise da due colonne addossate alla parete. Di ispirazione pugliese, il protiro è molto schiacciato, quasi fosse non più che un altorilievo; all'interno del protiro è presente una lunetta suddivisa in due sezioni: la prima raffigura il Cristo Redentore benedicente "alla greca", l'altra è a sua volta divisa in otto figure trapezoidali che circondano i simboli dei quattro evangelisti e su ognuno dei quali vi è un Dottore della Chiesa d'Oriente e Occidente contrapposti a due a due.Particolare è la mano rappresentata sulle teste di tali dottori a rappresentare l'Onnipotente. L'interno della chiesa, come lascia intuire la stessa facciata, è diviso in tre navate da file di colonne prive di base e con capitelli geometrici unite tra loro da archi a tutto sesto. Da notare è la presenza, in un edificio che rispecchia nella sua quasi totalità i canoni dell'arte romanica, di due portali gotici e di elementi appartenenti a differenti epoche, se non addirittura ad altri edifici. Tale "contaminazione" è dovuta molto probabilmente a lavori di restauro avvenuti in differenti periodi storici.





    Chiesa di San Leonardo

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    La chiesa di San Leonardo è una chiesa di Campobasso.

     

    L'analisi stilistica della struttura architettonica e dei particolari decorativi della chiesa fanno pensare che la costruzione dell'edificio possa risalire al XIII secolo, anche se le prime fonti scritte riguardanti gli arcipreti ad essa afferenti sono della prima metà del XIV secolo. Con lo spostamento di gran parte della popolazione nel 1300 dal monte alla parte più bassa della città, nelle vicinanze della chiesa, la chiesa fu probabilmente ampliata e portata alle dimensioni attuali. Le fonti attestano che la chiesa nel 1338 ospitava una confraternita laicale, mentre dal 1400 al 1829 fu chiesa collegiale. Nel 1456 fu danneggiata dal terremoto, a causa del quale fu distrutto irrimediabilmente il campanile, mai più ricostruito. L'altezza della mura e la collocazione della chiesa fa pensare che essa sia nata come struttura fortificata, di epoca medievale, tanto è vero che il ritrovamento di una pergamena del '400, che recita di riunioni politiche dei canonici nel sottotetto o nel solaio laddove prima vi era un salone, avvalora questa tesi. E' questo il momento in cui fu trasferito il fonte battesimale della chiesa San Giorgio, probabilmente per via dell'aumento delle attività cultuali.L'accesso alla chiesa avviene attraverso una doppia scalinata balaustrata realizzata agli inizi del 1900 in sostituzione di quella precedente a due ali, fiancheggiata da un colonnato in pietra. La facciata è in stile gotico a capanna con il portale leggermente stondato, composto da stipiti, pilastri e colonnine lisce su un lato e ben lavorate sull'altro. I capitelli presentano una gradazione di piani, che conferiscono maggiore profondità alle foglie decorative. L'arco ogivale, che incornicia il portale, presenta nella lunetta il motivo dell'Agnello Crocifero. Di carattere più romanico che gotico è la monofora a sinistra del portale, decorata con un doppio intreccio di rami arricchiti da motivi floreali. Accanto alla monofora è inserita una pietra effigiante un bove. L'interno della chiesa è ad aula unica, su ogni lato vi è la presenza di tre nicchie, separate dalla navata da archi a tutto sesto, sorretti da colonne dai capitelli variamente decorati. Il presbiterio è corredato di abside, largo quanto tutta l'aula. L'accesso alla sagrestia è sulla sinistra dell'altare. Particolare è la copertura lignea del soffitto a capriate.





    Chiesa di Santa Maria della Croce

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    La chiesa di Santa Maria della Croce è una chiesa di Campobasso.

    Descrizione

    La chiesa fu realizzata probabilmente nel X secolo d.C. e per tale motivo potrebbe quindi essere tra le chiese più antiche del capoluogo. A causa dello spopolamento della zona alta a favore della parte più bassa della città, Santa Maria della Croce da semplice oratorio -qual era in origine- diventò in poco tempo la chiesa più importante, tanto che il suo nome fu dato ad una delle porte della città, posta nelle sue vicinanze. La storia di Santa Maria della Croce è fortemente legata alle due congreghe rivali di Campobasso, i Crociati e i Trinitari: la prima era di estrazione popolare, la seconda invece costituita dalla nobiltà campobassana. La chiesa è a tre navate, con pianta a croce latina. La facciata oggi dà in un vicolo del centro storico ed ha un aspetto neoclassico; l'arco a tutto sesto della facciata è incorniciato da colonnine con capitelli decorati con motivi floreali, dove forse un tempo vi era una lunetta.L'accesso all'edificio è regolato da due portali laterali ed uno, il portale centrale della chiesa, è sormontato da un importante rosone; a destra dell'edificio sorge il campanile. Percorrendo le navate si giunge al presbiterio, che accoglie un altare in marmo del 1760, realizzato in pieno stile barocco. Il presbiterio è arricchito da tre nicchie, in cui sono poste le statue dell'Immacolata, di San Giovanni e San Giuseppe; queste opere sono dello scultore Paolo Saverio Di Zinno, autore tra l'altro delle macchine dei Misteri. Nella navata centrale, l'incrocio con il transetto è sovrastato da una cupola quattrocentesca, articolata in otto finestre, che permettono l'ingresso della luce all'interno della chiesa. La navata di sinistra termina con la cappella dell'Addolorata, che accoglie la statua settecentesca della Madonna. La volta di questa cappella è stata interamente affrescata da Amedeo Trivisonno nel 1932. Nella navata di sinistra si può ammirare anche un pregevole crocifisso ligneo riferibile alla scuola del Bernini. La navata di destra invece termina con la cappella del Sacro Cuore, dove oltre all'altare, vi sono tre nicchie con le sculture dedicate a S. Biagio, al Sacro Cuore di Gesù e a Santa Lucia. Lungo la navata di destra, prima della cappella, vi è una lapide del 1620; in fondo alla stessa navata si accede alla sagrestia. La volta centrale della chiesa è affrescata con la Crocifissione di Cristo con coperture piane; sopra l'ingresso della chiesa vi è una tribuna con l'organo.


    Chiesa di Santa Maria della Libera

    La chiesa di Santa Maria della Libera è una chiesa di Campobasso.

    Descrizione



    L'attuale Palazzo S. Giorgio era precedentemente la sede del più antico convento di Campobasso, il monastero di S. Pietro Celestino. Nel 1456 subì forti danni a causa del terremoto, ma la fede dei Celestini e la tenacia dei fedeli riparò i danni prodotti dal sisma. Nel 1805 crollò tutto il monastero a causa del forte terremoto del 26 luglio. Rimase in piedi soltanto la parete di fondo della chiesa con la nicchia della statua della Madonna rimasta miracolosamente intatta. Nel 1809 il governo soppresse l'ordine dei Celestini e confiscò tutti i loro beni. Così dopo seicento anni i Celestini furono costretti ad abbandonare il monastero. Nel 1811 il monastero cadde definitivamente e anche la chiesa. Il popolo volle riedificarla costruendo il campanile e un romitorio. Nel 1860 le leggi eversive tolsero nuovamente la chiesa e il monastero dove vi erano i frati cappuccini. Il comune di Campobasso negli anni 1870-77, dopo aver abbattuto il conventino e la vecchia chiesa, vi edificò l'attuale Palazzo S. Giorgio, sede dell'amministrazione cittadina. Sotto la pressione del popolo, le autorità del tempo, furono costrette a non cancellare del tutto la presenza della chiesa. L'estremo lato destro del nuovo palazzo S. Giorgio fu destinato a chiesa che è quella giunta sino ai nostri giorni. Di recente restaurata, con la Statua della Libera, quattro maioliche che ricordano gli evangelisti sull'altare, è luogo di preghiera.


    Chiesa di Santa Maria Maggiore



    La Chiesa di Santa Maria Maggiore di Campobasso è situata sul colle dominato dal Castello Monforte ed è anche il Santuario di Maria Santissima del Monte.

    Descrizione

    La chiesa di Santa Maria Maggiore, prospiciente il castello Monforte, è l'antica Santa Maria del Monte. La prima notizia sicura della sua esistenza risale al 1354. Era sorta infatti come semplice cappella gentilizia dedicata alla Vergine e, nel tempo, adibita anche a luogo di sepoltura delle famiglie feudatarie. Nel 1905 la chiesa venne affidata ai Padri Cappuccini che ancora oggi la custodiscono. L'intero edificio di culto è stato restaurato; la facciata ha un paramento murario in pietre di Vinchiaturo con bugne scabre collocate irregolarmente. All'interno ha un pregevole altare in marmi policromi.Particolarmente interessante è la statua della SS. Vergine del 1334, devotamente venerata. Notevoli per la loro sensibilità stilistica sono gli affreschi di Amedeo Trivisonno e di Leo Paglione. Sulla destra dell'ingresso è una cappellina dedicata a San Pio da Pietrelcina, nella quale sono custoditi gli oggetti appartenuti al santo durante la sua permanenza nel convento attiguo alla chiesa negli anni 1905 e 1909. La statua della vergine viene portata per le vie della città decorate per terra da fiori che formano immagini religiose. La processione avviene il 31 di maggio.



    Chiesa e Convento di S. Antonio di Padova

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    DescrizioneLa fondazione prese l'avvio dalla volontà decisa di P. Pacifico Di Petta di Colle d'Anchise, che nel 1942 fece costruire una cappella dedicata a S. Antonio, nelle vicinanze di dove una volta sorgeva il convento di S. Maria delle Grazie (ora ospedale "A. Cardarelli" vecchio).

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    Il 24 maggio 1942 il vescovo benedisse la chiesetta e disse: "Siamo in tempo di guerra, mi auguro che questa chiesa sia la chiesa della pace". Il Ministro provinciale aggiunse: "...É questa una primavera serafica apportatrice di copiosi frutti". La chiesetta sorgeva sola, in mezzo al verde e con il piccolo campanile in legno dava l'impressione di una chiesetta di missione. Nel 1946 fu posta la prima pietra della chiesa inferiore. Il 4 giugno 1949, la costruzione era compiuta, con le elemosine dei fedeli di Campobasso. I lavori del convento vennero portati a termine nel 1956. Dal 1962 al 1963 venne costruita la chiesa superiore che accoglie sulla facciata e all'interno opere d'arte contemporanea, un meraviglioso organo, l'altare e il tabernacolo in marmo bianco.


    Chiesa e Convento di San Giovanni del Gelsi



    Descrizione

    La chiesa originaria era di piccole dimensioni e adiacente ad un piccolo eremo, entrambi di epoca medievale. La chiesa, oggi anche convento, ha subito nel corso dei secoli ampliamenti e ristrutturazioni, tra cui quelli più significativi sono riferibili al 1845 - 1854, come attesta la lapide documentaria che si trova sul portale principale. Sono gli anni questi in cui la chiesa prese le caratteristiche che ancora oggi possiamo ammirare, più lunga di ben sette metri, rispetto all'originaria, e con facciata neoclassica. Quest'ultima è tripartita da quattro paraste binate con capitelli di ordine ionico, che incorniciano il portale centrale architravato.

     

    La chiesa divenuta parrocchia nel 1970, oggi è ripartita all'interno in tre navate, senza transetto; la divisione è stata realizzata mediante archi sorretti da pilastri; le pareti in marmo presentano fasce colorate. Nella controfacciata, in alto è collocato l'organo con una ricca gamma di canne con al centro una tavola effigiante un'immagine della Vergine con il Bambino, proveniente dall'ormai distrutto convento di Santa Maria delle Grazie, ridotto in macerie dal terremoto del 1805. Nell'altare della navata sinistra è conservata la statua di Paolo Saverio Di Zinno raffigurante San Giovanni Battista; sempre nella stessa navata, sull'altare intitolato ai Beati Francescani, vi è un'urna in bronzo dorato che conserva le reliquie di vari santi; nella navata destra ci sono altri due altari rispettivamente intitolati alla Madonna Addolorata, con statua omonima del Di Zinno datata al 1745, e al Cristo Morto. Il convento adiacente alla chiesa è di antica fondazione, risale al 1407 ed è stato voluto da Giovanni da Stroncone.Particolare importanza aveva l'attività che si svolgeva nell'officina del convento, Pannifica Officina, in cui si lavava, cardava e colorava la lana, utilizzata dai monaci per realizzare gli abiti di tutti i frati dell'intera provincia monastica, attività in voga fino ai primi anni dell'800.

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